La collera di Teheran

"Morte all’Italia, morte a Berlusconi” gridavano ieri i bassiji che hanno tentato di dare l’assalto all’ambasciata italiana a Teheran, prima di essere respinti dalla polizia. E’ il classico slogan usato contro i nemici della Repubblica islamica, morte all’America, morte agli ebrei, morte agli inglesi, morte a tutto l’occidente, una litania nefasta che ora colpisce anche noi perché il premier Berlusconi ha detto in Israele che l’Iran non può dotarsi di una bomba atomica. Leggi Il “cazzotto” di Teheran all’occidente inizia a fare male già in Iraq - Leggi Che cosa succede se anche un bassiji pensa al mutuo da pagare - Leggi Il discorso di Berlusconi alla Knesset - Leggi Perché l'Iran attacca il Cav.
11 AGO 20
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L’assalto all’ambasciata è l’ulteriore segnale che le parole del premier – cui hanno fatto seguito quelle del capo di Eni, Paolo Scaroni – hanno innervosito il regime, in un momento in cui il regime ha da badare a tante cose, l’isolamento internazionale e le fratture interne, in un momento in cui le strade di Teheran si infiammano per pochissimo, tanta è la rabbia che cova, la paura e la ribellione, in vista delle celebrazioni di domani dell’anniversario della Rivoluzione. Ma la leadership iraniana non può pensare che gli sberleffi all’Aiea, l’arricchimento dell’uranio, i missili, la retorica antisemita accompagnati dalla repressione del proprio popolo non inneschino una reazione nell’odiato occidente. L’Italia ha scelto da che parte stare, lo ha fatto con l’onestà di chi sa che va a perderci ma non può fare altro, e l’ostilità all’ambasciata dimostra che ha fatto bene.